domenica 7 aprile 2019

PSICOLOGIA

DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO
Accanto ai disturbi della comunicazione abbiamo la categoria psicopatologica dei disturbi dell’apprendimento, o disturbi specifici dell’apprendimento e ai diritti che essa sancisce a proposito degli studenti con particolari difficoltà nella lettura, della scrittura e del calcolo. Questi disturbi si manifestano in un quadro generale di adeguate capacità cognitive, uditive e visive, hanno cause neurobiologica, si possono raggruppare in distinte tipologie denominate dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia.
La dislessia può essere associata alla disortografia: si tratta, di problemi legati alle capacità di lettura, e a volte di scrittura. La discalculia, ovvero l’incapacità di fare i calcoli, produce sintomi analoghi alla dislessia. Il bambino che presenta queste difficoltà, pur in assenza di un danno neurologico intellettivo, può invertire, sostituire o o mettere i numeri, presentando una qualità insufficiente nel fare i calcoli.
I termini agrafia e disgrafia indicano patologie relative alla scrittura, e sono spesso associate alle afasie. Questi disturbi possono avere origini diverse: solitamente derivano da traumi cranici, patologie cerebrovascolari, malattie degenerative o neoplasie. Le varie manifestazioni di agrafie sono stati suddivisi in due gruppi: agrafia centrali e periferiche.

Le agrafie centrali comprendono:
  • agrafia lessicale: si tratta di una lesione della procedura lessicale, per cui il soggetto scrive la parola come la pronuncia, questo disturbo si presenta con maggior evidenza nelle lingue in cui non c’è corrispondenza tra fonema e grafemi
  • agrafia fonologica: si tratta di una lesione delle procedure fonologiche, per cui il soggetto ha difficoltà a scrivere le non parole, cioè parole senza senso
  • agrafia profonda: in questo caso il soggetto scrive commettendo errori semantici, cioè relativi al significato della parola.
Le agrafie periferiche comportano errori di omissione e di trasposizione di lettere, di sostituzione o di assemblaggio ed errori nel carattere delle lettere. Le agrafie periferiche comprendono le seguenti tipologie:
  • agrafia da neglect: questa forma di agrafia si manifesta con errori come amputazione o sostituzione dell’inizio della parola o della parte sinistra delle grafema.
  • agrafia aprassico: più che di uno specifico problema di scrittura, si tratta di un discorso gestuale causato da un disturbo del movimento volontario, per cui il soggetto è incapace di compiere gesti complessi.

PSICOLOGIA

DISTURBI DELLA COMUNICAZIONE


Tra i disturbi diagnostici con maggiore frequenza nel corso dell'infanzia troviamo due grandi categorie: i disturbi della comunicazione e quelli dell'apprendimento.
Questi disturbi possono essere definiti definitivi quando sono riconducibili a lesioni celebrali, che possono essere dovuti a danni vascolari, tumori o infezioni, esso viene definito funzionale.
I disturbi del linguaggio possono essere distinti in:

  • disturbi centrali, raggruppati sotto il titolo di afasia: tali disturbi manifestano sintomi differenti secondo l'area celebrale compromessa; per esempio se il danno è circoscritto all'emisfero sinistro, deputata al linguaggio, il bambino afasico avrà difficoltà nel combinare le unità linguistiche in sequenze coerenti.
  • disturbi di produzione o emissione: si tratta di patologie che si manifestano attraverso balbuzie, peggiorate molte volte da un fattore emotivo. Accanto alle balbuzie, deve essere ricordata la aplologia, ovvero un'emissione dell'eloquio estremamente veloce.
  • disturbo della fonazione: è un'incapacità di usare i suoni del linguaggio, oppure una forma di mutismo selettivo, in cui il bambino può rifiutarsi di parlare perché avverte l'ambiente che lo circonda come ostile, infatti è determinato da un disagio psicologico.

PSICOLOGIA

ALTERAZIONI NELLO SVILUPPO

Si possono verificare alterazioni dovute ad anomalie patologie di diverso tipo, esse possono essere determinate sia da fattori biologici che da fattori psicologici e ambientali. Si parla di ritardo mentale quando ci si trova di fronte a un deficit cognitivo che comporta ad uno a uno sviluppo cognitivo atipico. I sintomi associati ai fattori biologici sono evidenti spesso già nei primi mesi di vita, quelli indotti ad a una continua influenza negativa dell’ambiente emergono nel tempo. Sono quattro le possibili cause delle alterazioni: l’ereditarietà alterazioni precoci dello sviluppo embrionale, problemi durante la gravidanza nel periodo perinatale e condizioni mediche generali durante l’infanzia e la fanciullezza. 
-Si parla di ereditarietà quando alcune malattie metaboliche possono dare origine a danni celebrale molto gravi se non sono curata in tempo possono danneggiare in modo serio il sistema nervoso.
-Si parla di alterazioni precoci dello sviluppo embrionale quando esse possono essere dovute a mutazioni cromosomiche o a danni prenatali dovuti a sostanze tossiche.
-Si parla invece di problemi durante la gravidanza nel periodo perinatale quando si tratta di difficoltà che possono portare a un ritardo mentale dovuta alla malnutrizione del feto.
-Con condizioni mediche generali durante l’infanzia e la fanciullezza si parla invece di alterazioni che sono causate da infezioni traumi avvelenamenti oppure da fattori ambientali

SOCIOLOGIA

LA MIGRAZIONE DELLA SOCIOLOGIA IN AMERICA

La sociologia è nata in Europa, tuttavia uno dei terreni di sviluppo più fertili è stata l'America, dove dai primi anni del novecento sono stati registrati i progressi più significativi. La sociologia statunitense si è resa autonoma da quella Europea quando ha iniziato a caratterizzarsi come ricerca applicata alla soluzione dei problemi concretiche insorgono nella società industriale. Gli autori europei hanno affrontato problematiche di carattere generale, legate al grande mutamento sociale provocato dall'industrializzazione: il sistema di produzione, le forme di "solidarietà" sociale, l'azione sociale, il processo di secolarizzazione; però la società ha avuto problemi più pratici e urgenti. Furono appunto i sociologi statunitensi a condurre per primi delle indagini finalizzate alla comprensione e alla soluzione di questi problemi (vita nei quartieri periferici, cultura degli immigrati,...). Caratteristico della sociologia statunitense è sempre stato un atteggiamento meno teorico rispetto alla sociologia Europea.
Lo sviluppo urbano e quello industriale sono imponenti e l'immigrazione è uno dei nodi centrali che le amministrazioni locali e quelle centrali si trovano a dover sciogliere. A Chicago tra il 1871-1892 la popolazione cresce del 300% e a a causa di questo ci sono delle ripercussioni sul piano sociologico.
In questo contesto storico la scuola di Chicago assume particolare rilievo, grazie all'originalità e costanza con cui si dedicò a tematiche che fino ad allora nessuno aveva considerato di rilevanza scientifica. Tipico di questa scuola fu un approccio ecologico ai problemi sociali. Gli autori sostennero che gli abitanti di un centro urbano sono tesi a competere con gli altri per sopravvivere e che trionfa chi si adatta meglio alla nuova situazione. Al contrario, gli studiosi del Dipartimento di sociologia, si avvicinarono ai problemi con una sensibilità e una strumentazione concettuale etnografiche, recandosi sul posto e raccogliendo testimonianze in prima persona. La sociologia dunque inizia in questo periodo a proporsi come strumento a disposizione dell'amministratore pubblico.  

PSICOLOGIA

LA TARDA ETA' ADULTA E LA VECCHIAIA

Intorno alla tarda età si notano una serie di cambiamenti fisici legati all'invecchiamento biologico e psichico. L'andropausa e la menopausa tendono a non essere vissuti come un naturale momento di maturazione. Il pensionamento costituisce una tappa significativa che indica l'ingresso nella tarda età. Per alcune persone esso rappresenta una vera e propria sofferenza, per altre invece risulta un notevole problema economico. Con il tempo la salute diventa più precaria e si possono presentare cure lunghe e costose. 
La quarta età pochi decenni fa veniva raggiunta da pochi individui, mentre ora con l'allungamento della vita media, milioni di persone si trovano ad affrontare l'ultima fase dell'esistenza. L'invecchiamento riuscito è un bilanciamento tra un minimo numero di insuccessi e un massimo di successi. Esso si raggiunge attraverso una selezione dei fini da raggiungere, l'ottimizzazione dei mesi a disposizione e una compensazione come risposta a una perdita di risorse. 

sabato 6 aprile 2019

SOCIOLOGIA

VILFREDO PARETO
COMPORTAMENTI RAZIONALI E IRRAZIONALI


Il tema del comportamento razionale è centrale nell'opera di Vilfredo Pareto. Le riflessioni dello studioso hanno permesso di migliorare la nostra comprensione dell'agire sociale e di quello politico. Pareto si era occupato dei comportamenti economicamente razionali dei soggetti sociali, cioè azioni che permettono di ottenere il benessere col minimo dispendio. Egli individuò nella società la scienza in grado di studiare. spiegare i comportamenti irrazionali che costituiscono l'agire sociale. 


AZIONE LOGIA E NON LOGICA
Per avere un'idea su ciò che significa agire razionalmente, Pareto introduce il concetto di azione logica. L'azione logica è quando l'individuo sceglie il mezzo giusto per ottenere il fine desiderato. Le azioni umane si dividono in logiche, quando il mezzo è più adatto al raggiungimento dello scopo, e azioni non-logiche, quando il mezzo è meno adatto. Perché l'azione sia logica inoltre è importante che il rapporto oggettivo tra mezzi e fine corrisponda al rapporto soggettivo tra mezzi e fine. Dal punto di vista del soggetto le azioni non-logiche possono essere molto razionali, ma in realtà non consentono di raggiungere lo scoop in maniera efficiente.

RESIDUI E DERIVAZIONI
La vita della società è determinata da azioni non-logiche che sono pur sempre fatte di azioni razionali in quanto il soggetto è convinto di aver scelto i mezzi giusti rispetto al proprio fine. Il comportamento umano in società tuttavia è irrazionale ed è maggiormente costituito da istinti. Tali forze che condizionano l'azione sono dette residui, in quanto sono sedimenti irrazionali animali. E' più forte però la tendenza a giustificare i propri comportamenti che viene chiamata da Pareto derivazione.

L'ELITE
Pareto elabora una teoria elitista della società, ovvero che coloro che agiscono in maniera logica ottengono un vantaggio in quanto raggiungono i propri scopi più rapidamente e perché possono volgere a proprio favore le azioni non-logiche altrui. Egli ritiene che questo tipo di soggetto sia destinato ad occupare il vertice nella gerarchia politica e sociale. L'elite, la classe dirigente della società, è caratterizzata dalla capacità di agire logicamente e di utilizzare logicamente le azioni non-logiche. 
Pareto per elite si riferisce sia a quell'insieme di persone che ha raggiunto il mondo professionale, e sia agli individui che esercitano funzioni di governo in una nazione. Egli sostiene che un gruppo di pochi (elite) prevale sui molti (massa). Questo è possibile perché l'élite può costringere o convincere la massa a ubbidire. 

giovedì 4 aprile 2019

PSICOLOGIA

LA MATURITA'

La mezza età è quel periodo che si colloca al centro dell'età matura. Questo periodo rappresenta un momento di crisi a causa della diminuzione delle opportunità, infatti per delle donne o degli uomini adulti tutto sembra essere già stato raggiunto. 
Una persona di mezza età ha assunto già decisioni importanti ed è più portata a fare bilanci sul passato. Essa è vissuta come un periodo di rallentamento da parte di molti, ma al contrario altre persone la vivono come una nuova sfida.I motivi dei cambiamenti che si verificano nel corso della mezza età riguardano la definitiva uscita di casa dei figli e la morte dei genitori. Si realizza così la sindrome del nido vuoto, che colpisce molti genitori nella tarda età. I genitori possono reagire in modi diversi come ad esempio tramite la reazione depressiva, oppure si possono verificare delle crisi coniugali, in quanto viene a mancare un possibile e utile mediatore, il figlio. In altri casi invece può verificarsi un avvicinamento della coppia.

PSICOLOGIA

I GIOVANI ADULTI
Nella fascia d'età che va dai 19 ai 28 anni i giovani adulti sperimentano una prolungata convivenza con i propri genitori. La comprensione a questo fenomeno è riconducibile sia a cause di ordine strutturale sia ad aspetti di carattere culturale. Questo fenomeno può causare la dipendenza dei figli dai genitori e la difficoltà dei genitori a separarsi dai figli.
Il fenomeno dell'adolescenza lunga si intreccia con una condizione giovanile identificata con l'acronimo NEET, ovvero ne istruzione, ne lavoro o formazione. Circa 2 milioni di giovani adulti non possono provvedere a se stessi economicamente e mancato di requisiti per avere un'occupazione stabile. La mancanza di autonomia sfavorisce la motivazione a ricercare lavoro perché genera sfiducia nelle proprie capacità.

Nei nostri tempi è crescente il numero di persone che vivono sole: i single. In passato l'essere single era sinonimo di fragilità in quanto non c'era un matrimonio e una famiglia. Adesso vivere da soli è diventata una realtà comunemente accettata.
Con la sindrome di Peter Pan si intende il gruppo di adulti che mancano di autonomia. Questi giovani adulti sembra non vogliano crescere e sono legati all'essere bambini. Sono privi di una propria progettualità di vita in quanto vivono ancora con i genitori. Anche chi ha famiglia però può avere la sindrome di Peter Pan perché vuole preservare la giovinezza. Quindi è importante che i figli vengano educati all'autonomia per accrescere la propria autonomia.

giovedì 21 febbraio 2019

SOCIOLOGIA

MAX WEBER

La razionalizzazione
La attenzione di Max Weber venne attirata dall'industrializzazione
come processo vasto che potrò alla nascita del capitalismo e dell'economia industriale, che egli chiama processo di 
razionalizzazione.  Anche il tedesco Max Weber si trova a riflettere sull'evento storico della società industriale, mettendone in luce alcune caratteristiche molto importanti. Da sempre l'umanità cerca di spiegarsi ciò che le accade intorno, attribuendo gli eventi a delle cause, a dei motivi. Ma molto diversi sono l'atteggiamento dell'uomo pre moderno e l'atteggiamento di quello moderno di fronte a ciò che non si capisce, di cui non comprendiamo le cause. Mentre il primitivo per spiegare ciò che non capisce ricorre a delle forze oscure e sovra mondane, l'uomo razionalizzato della società occidentale pensa che nulla sia di principio inesplicabile. Per Weber la razionalizzazione della società è quindi quel processo attraverso cui la fede nell'esistenza di cause in linea di principio comprensibili per tutti i fenomeni naturali.


La secolarizzazione
Un fenomeno parallelo alla razionalizzazione è, logicamente, una progressiva secolarizzazione della società, cioè la perdita di valore delle credenze religiose e superstiziose tradizionali a vantaggio di comportamenti più laici e razionali. La religione perde quindi la sua centralità e viene sostituita da una cultura più laica e materiale. 

L'etica protestante e lo spirito del capitalismo
Il miglior esempio del modo in cui la razionalizzazione opera nell'ambito religioso viene offerto dal protestantesimo e più precisamente dal calvinismo. Uno dei cardini della teoria calvinista è la dottrina della predestinazione, secondo la quale il nostro destino è segnato dall'eternità  poiché Dio ha già disposto la nostra personale dannazione o salvezza.    

domenica 17 febbraio 2019

PSICOLOGIA

LO SVILUPPO EMOTIVO E SOCIALE DEL BAMBINO
Lo sviluppo emotivo
Che cosa sono le emozioni


Le emozioni sono stati complessi dell'organismo caratterizzati da fattori psicologici e fisiologici. Ciò che proviamo, come ad esempio la paura, è uno stato mentale che provoca delle modificazioni fisiche. Questi cambiamenti rendono l'organismo pronto a una risposta adattiva, cioè idonea a favorire l'adattamento a una certa situazione.

Il ruolo delle emozioni
Le emozioni influenzano l'attenzione, la motivazione e gli interessi personali, e entrano in gioco anche nei processi di valutazione. Lo sviluppo emotivo è fondamentale e uno sviluppo emotivo regolare faciliterà la maturazione cognitiva. Infatti saper affrontare e gestire le proprie emozioni significa mettere in atto la risposta adatta in una certa situazione. 

Emozioni e relazione
Fin in dalla nascita, i bambini sono predisposti alla relazione con gli altri e alla comunicazione di emozioni. Lo scambio con la madre è la base dello sviluppo emotivo, infatti ella deve fare da specchio per le emozioni che il bambino prova in modo che il piccolo possa imparare a riconoscerle e ad entrare in contatto con la propria interiorità. 
Lo sviluppo di sè 
La definizione del sè
Nel primo anno di vita i bambini esprimo le loro emozioni e iniziano a comprendere quelle degli altri. Lo sviluppo emotivo del bambino è possibile grazie all'integrazione delle dimensioni cognitive, percettive e motorie con il proprio sé.
il sé è quindi la totalità delle componenti psichiche individuali, che permettono di distinguere ciò che appartiene a se stessi e ciò che invece appartiene alla realtà esterna. Gli studi sullo sviluppo delle emozioni hanno portato diverse teorie.

La teoria della differenziazione di Bridges
Secondo la teoria della differenziazione della psicologa canadese Katherine Bridges, i bambini al momento della nascita provano solamente una sorta di generica eccitazione, ossia di emozioni indifferenziate che si manifestano con movimenti disordinati e tramite il pianto. Solo in seguito le emozioni cominciano a differenziarsi. 

L'approccio differenziale di Izard
Secondo la tesi dell'approccio di Caroll Izard , il bambino fin dalla nascita prova interesse, gioia e disgusto. Si tratta principalmente di emozioni che svolgono una funzione adattiva e che servono ad interagire con l'ambiente. La rabbia e la paura farebbero poi la loro comparsa solo più tardi. 

L'empatia
L'empatia è un'emozione sociale particolare, è il saper entrare in sintonia con i sentimenti degli altri. Questa capacità è inizialmente presente come risposta riflessa agli stimoli esterni e successivamente come partecipazione attiva al comportamento altrui.

domenica 11 novembre 2018

PEDAGOGIA

TRA MEDIOEVO E MODERNITA'
L'affermazione dell'umanesimo
Alcune questioni preliminari

L'affermazione dell'Umanesimo pose numerose questioni di carattere storico. La tendenza a svalutare il medioevo cominciò per opera di alcuni intellettuali che animarono il movimento poi definito Umanesimo. Furono gli umanisti a diffondere un pensiero negativo nei confronti della cultura medievale, ritenendo esigente un pensiero nuovo e una nuova concezione del mondo e della vita
L'età classica ha lasciato in eredità alle epoche successive una visione della realtà caratterizzata da una consapevolezza del valore unico dell'uomo tra tutti gli altri esseri.

Quando inizia l'Umanesimo?
Nella storiografia letteraria alcuni fanno risalire a Dante Alighieri l'avvio di motivi "umanistici" e "rinascimentali". Sul piano letterario si attribuisce a Francesco Petrarca il ruolo di iniziatore dell'Umanesimo. Il bersaglio polemico fu la cultura della tradizione scolastica imperante tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo. Il primo movimento culturale sostenne le ragioni di un ritorno al passato idealizzato dell'età classica. L'indebolimento della scolastica allargò lo spazio ad un pensiero che affondava le proprie radici nella tradizione patristica. Nei monasteri si conservò il patrimonio della cultura latina classica.

La bellezza del linguaggio letterario
La patristica diventò un'alternativa al pensiero medievale nelle sedi universitarie della scolastica. Questa svolta consentì di cogliere l'importanza e la bellezza intrinseche della cultura classica. Questo fu l'elemento di maggiore rilievo nel sorgere dell'atteggiamento umanistico e nel suo affermarsi.

La riscoperta della lingua greca
La riscoperta della lingua greca fu un elemento decisivo per l'Umanesimo. I primi umanisti appresero la lingua greca da dotti bizantini e con la lingua scoprirono i tesori della sua letteratura. Ben presto quindi alla formazione dell'uomo colto si aggiunse lo studio del greco.

La nascita della filologia
Dagli sforzi degli umanisti per ritrovare antichi manoscritti e studiare i testi stessi, nacque la moderna filologia. Ritornò inoltre la passione per l'eloquenza e le belle lettere.

sabato 10 novembre 2018

PEDAGOGIA

LETTURE
La ricerca della verità di Pietro Abelardo
Pietro Abelardo fu uno dei più importanti pensatori medievali. Nel Sic et non egli espone il metodo proprio della scolastica, che consisteva nel ricorso alla ragione per determinare la verità e l'uso della questio o disputa. Nel brano egli afferma di vedere in questa ricerca la possibilità di svegliare le menti degli studenti e una strada per giungere più pienamente alla verità. Il dubbio riportato nel testo è indice dell'ovvietà ed è stimolo per il ragionamento.

Lo studente e lo studio di Ugo di San Vittore
In questo testo, il maestro individua alcune indicazioni didattiche per aiutarlo a conquistare un sapere ampio e non superficiale
Egli afferma che sono fondamentali, per coloro che si dedicano allo studio, le doti naturali, l'esercizio e la disciplina. Le doti naturali si rivelano quando lo studente capisce con facilità ciò che ascolta e lo conserva con memoria; l'esercizio riguarda la perfezione delle proprie doti naturali; per quanto riguarda la disciplina, l'allievo dovrà accordare il suo comportamento alla sua cultura.
Il maestro afferma poi che gli studenti devono disporre di ingegno e memoria. Queste due cose sono collegate e infatti l'ingegno acquista e la memoria conserva il sapere. Vi sono due attività che esercitano l'ingegno: la lettura e la meditazione. La lettura avviene quando si apprende qualcosa tramite un testo. La meditazione è attività di pensiero della persona

Doveri del maestro di Bonvesin de la Riva
Bonvesin scrisse un poemetto latino, Vita scholastica, che è una testimonianza della scuola del Duecento. Esso è composto da due libri e in particolare nel secondo tratta del compito del maestro. Come emerge nel testo, il maestro deve seguire quattro regole fondamentali
La prima regola è dedicarsi allo studio in ogni momento a disposizione, o insegnato agli altri o leggendo per conto proprio
La seconda regola è spiegare con ordine e chiarezza quando si insegna. 
La terza regola è non tralasciare lo studio per conto proprio, se si vogliono evitare gli errori quando si insegna
Infine la quarta regola è usare la lingua latina e costringere gli altri a servirsene.

lunedì 5 novembre 2018

SOCIOLOGIA

LE ORIGINI DELLA SOCIOLOGIA
Le radici filosofiche 
Naturalismo e contrattualismo


In precedenza era ai filosofi che si chiedeva di spiegare il funzionamento e le cause dei fenomeni naturali, dell'essere umano, della società e solo più tardi le singole discipline si sono emancipate. Auguste Comte fu il primo filosofo ad usare la parola "sociologia". La domanda principale che ci si chiedeva era: "come è possibile che molti individui si assoggettino alle norme necessarie per vivere in società". Per molti secoli era dominante la concezione naturalistica, secondo la quale la società sarebbe un fatto naturale scaturito dalla socievolezza istintiva umana. 
Emerse inoltre il problema della compatibilità tra individui e norme. La soluzione fu trovata nella teoria del contratto sociale, una sorta di regole di convivenza certe e condivise

Montesquieu e lo "spirito delle leggi"
Durante l'illuminismo si affermò che lo stato di natura e il contratto sociale fossero solo delle ipotesi astratte. Montesquieu sostenne che la teoria del contratto sociale fosse priva di attenzioni per l'evoluzione storica delle culture. La sua opera principale, Lo spirito delle leggi, tentò di fornire un'analisi empirica dei fatti sociali. Per egli le norme che governano la vita sociale non sono leggi fissate ma variano a seconda di condizione esterne ed interne

Jean-Jacques Rousseau
Per Rousseau la storia dell'umanità sociale è una storia di degenerazione e di corruzione rispetto all'iniziale stato di natura, dove tutti erano liberi e uguali. Il problema che egli si pone è di individuare i criteri su cui fondare una convivenza più giusta ed equilibrata e di individuare quali norme siano idonee a evitare la completa corruzione della società attuale, per realizzarne una migliore

domenica 4 novembre 2018

ANTROPOLOGIA

LA CONTINUA TRASFORMAZIONE DELLE CULTURE


Cambiamenti dei modelli: i conflitti generazionali
Non tutti i settori della vita di una comunità sono investiti da cambiamenti di pari entità. Questi cambiamenti però sono la ragione delle incomprensioni e conflitti generazionali ed essi sono tanto più intensi quanto più rapido è il cambiamento. In diversi casi i conflitti intergenerazionali sono stati, e sono, molto forti perché si scontrano visioni del presente e del futuro spesso inconciliabili tra loro

La selezione dei modelli
I modelli culturali sono in continua tensione con gli altri modelli. La cultura è infatti anche un complesso di modelli selezionati. Ciò significa che le generazione ereditano dei modelli culturali dalle generazioni precedenti e allo stesso tempo ne acquisiscono di nuovi in base alla propria esperienza oppure per l'influenza esercitata da modelli esterni.

I meccanismi della selezione
La selezione culturale si esercita al fine di accogliere elementi culturali che si coniughino con i modelli in vigore e di bloccare l'intrusione di modelli incompatibili con quelli in atto. Un caso di bloccaggio di elementi o modelli culturali fu messo in atto dal rifiuto da parte degli abitanti delle isole Mentawai. Questo rifiuto si rivelò essenziale per la sopravvivenza della loro religione. Un'altra possibilità, verificatasi nella storia, è che certi modelli vengano imposti, come è avvenuto durante la colonizzazione con la distruzione delle religioni locali e l'obbligo di seguire quella dei dominatori.


Le culture come sistemi aperti o chiusi
Tramite i processi selettivi, le culture rivelano il loro carattere di sistemi aperti e chiusi. Esistono culture più aperte di altre nei confronti delle novità e dell'alterità. Questo processo viene chiamato acculturazione. Spesso però i modelli culturali sono stati imposti con la forza, per cui le culture che li subiscono hanno poche possibilità di scelta.

L'importanza della condivisione del modello
La cultura esiste per far in modo che gli esseri umani comunichino tra loro. La comunicazione è fondamentale per ogni processo culturale e per essere efficaci i modelli devono essere condivisi. Per condivisi non si intende però che tutti debbano per forza seguirli o approvarli, ma semplicemente sapere di che cosa si sta parlando.

Condivisione e codici culturali
"Condiviso" vuol dire che deve poter essere riconosciuto come facente parte di un sistema comune di significati. Idee e comportamenti che non sono riconoscibili da un codice culturale sono ignorati o male interpretati

Il ruolo dei modelli culturali nell'agir pratico: istinti e cultura
Senza modelli culturali gli esseri umani non potrebbero sopravvivere. Alcuni antropologi hanno osservato nella cultura un sistema per far fronte alle sfide ambientali e della vita. Tra l'impulso a soddisfare un istinto primario e la sua soddisfazione, gli esseri umani mettono la cultura. Si potrebbe dire quindi che la cultura è operativa dal momento che mette gli umani nella condizione di agire in relazione ai propri obiettivi.

Il confronto con gli animali
Per chiarire il rapporto tra cultura e istinto si fa uso dell'etologia, ossia la scienza del comportamento animale. E' sbagliato affermare che il comportamento animale si basa sull'istinto e quello umano sulla cultura, in quanto anche gli umani sono sollecitati da fattori istintivi ma culturalmente guidati


Il ruolo del linguaggio nelle culture umane
Se la cultura viene intesa come un fatto strumentare, allora essa è presente sia negli esseri umani che negli animali. Se invece per cultura intendiamo un complesso di significati veicolati da comportamenti e simboli come la lingua, allora le cose sono differenti.

Il ruolo dei modelli nelle operazioni mentali
La maggior parte delle operazioni mentali e pratiche compiute dagli esseri umani quotidianamente non costituisce un oggetto di riflessione da parte di chi le compie. Insomma è come se fossimo programmati culturalmente ad affrontare il mondo che ci circonda. 

La nozione di habitus
La maniera in cui siamo predisposti ad affrontare il mondo deriva dall'habitus. Si tratta di un sistema di disposizioni che tendono a farci agire istintivamente. L'habitus cambia a seconda dei modelli culturali condivisi e anche in relazione al posto che un'individuo occupa all'interno della società.

sabato 6 ottobre 2018

PEDAGOGIA

Lezioni e dispute
L'importanza della lettura
Il fulcro dello studio e dell'insegnamento era costituito dalla lettura di testi e dalla disputa. La lettura era l'attività principale di apprendimento e i testi erano di grammatica, teologia e di narrazione (Dicta Catonis). La lettura rappresentava la strada per la conoscenza della verità. Benché il sapere e la sua trasmissione fossero orali, l'architrave di ogni disciplina era il libro. Leggere significava riconoscere un'autorità e cercare di assimilarla per utilizzarla a raggiungere soluzioni per i problemi posti.

Come si leggeva
La lettura di un testo era assai complessa: comportava un'analisi della struttura del testo e la sua suddivisione in parti al fine di ottenere una chiarezza sempre maggiore. Ciascuna parte veniva poi esposta e commentata. Ugo di San Vittore ha delineato tre forme della lettura: per opera dello studente, per opera del docente o nello studio personale. Questi piani di lettura pongono in luce quanto il testo fosse al centro di una relazione e quanto il lavoro individuale fosse indispensabile per ampliare le conoscenze e l'apprendimento.

La disputa 
Il compito del maestro era quello di far lezione, predicare e disputare. La disputa segnava il passaggio dall'argomentazione sulla base dell'autorità alla dimostrazione per mezzo della ragione. Era un momento di discussone dove si cercava di risolvere i contrasti e gli interrogativi. La disputa si fonda sull'uso della dialettica e sull'impiego della ragione nell'argomentazione. Il resoconto delle dispute veniva trascritto e costituisce una parte della letteratura medievale in ambito teologico e filosofico

Le questioni
La disputa diede origine a un genere argomentativo e didattico, caratterizzato dalla raccolta di questioni a sé stanti o all'interno di Summae. Un esempio di un vero capolavoro di architettura intellettuale è la Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino. Esso ha quattro parti essenziali: la posizione del problema, l'esposizione delle opinioni a favore e quelle contrarie, la soluzione del maestro e infine la soluzione dei dubbi.

Il maestro secondo Tommaso d'Aquino
Il maestro interiore trovò il suo sviluppo e completamento con Tommaso d'Aquino. Egli analizza il rapporto maestro-discepolo attraverso la conoscenza e intende rispondere a 'se un uomo possa insegnare a un altro uomo'. Tommaso sostiene che gli esseri posseggano una capacità causativa e che nel loro essere non siano inutili. Se all'essere umano fosse stata negata la capacità di causare qualcosa allora si sarebbe giunti alla conclusione che nessun uomo possa insegnare qualcosa a qualcuno

La posizione di Avicenna
Avicenna faceva dipendere la conoscenza da un intelletto separato e unico. L'azione del maestro sarebbe quindi esclusivamente preparatoria e accidentale in quanto la conoscenza dipende dall'illuminazione dell'intelletto agente.

La posizione di Averroè
Averroè riteneva che anche l'intelletto passivo fosse unico e separato e che la scienza e la conoscenza fossero riconducibili a un'unica intelligenza. Tale unicità dell'intelletto era il fondamento del rapporto fra maestro e discepolo e la condizione dell'intesa e della loro comunicazione

La risposta di Tommaso
Tommaso riteneva che ogni essere umano fosse da considerarsi come soggetto autonomo. Egli rifiuta entrambe le tesi e sceglie una via intermedia che pone nel concorso di cause esterne e interne il fulcro del conoscereIl sapere è potenzialmente attivo nell'uomo, bisogna però farlo passare attraverso la potenza dell'atto. 
L'insegnante conduce quindi alla conoscenza di ciò che non si sa nello stesso modo in cui uno potrebbe giungervi in maniera inventiva.


Il ruolo sociale del magister
Da magister a professores
Nel tardo medioevo la figura del magister acquistò un'importanza maggiore
Il magister universitario, è un uomo di mestiere che svolge una professione nella quale ha competenze e autorità e riconosce il legame tra scienza e insegnamento. Egli poteva esercitare la sua professione universalmente e insegnare per lui era una professione ossia avere la scienza in un determinato campo.

Custode della verità
Il magister doveva mantenere un legame tra la sua attività di ricerca e l'insegnamento, nel senso di non tener per se ciò che scopriva  e di essere autorevole e competente in ciò che insegnava. 
Il legame tra studio e docenza era reso saldo dalla continua ricerca della verità che era impresa anche comune.

Una professione privilegiata
Il magister aveva anche un ruolo sociale ed era parte di una struttura associativa e corporativa. L'ordinamento giuridico aveva riconosciuto agli universitari uno statuto speciale ed essi erano consapevoli di essere in un corpo privilegiato.
In alcuni casi potevano beneficiare di esenzioni da obblighi personali e patrimoniali
La dignità del magister era grande e rispettata ed a tale dignità il magister deve corrispondere integrità di condotta, competenze e vigore.

martedì 2 ottobre 2018

SOCIOLOGIA

Lo studio del mondo umano
Cultura e società
La sociologia si interessa della società, cioè l'insieme delle relazioni e dei comportamenti umani nella collettività che occupa un certo territorio. Cultura e società sono termini intercambiabili. La società è l'insieme degli individui che condividono una determinata cultura. La cultura è l'insieme dei prodotti dello spirito di una società. Senza una cultura non esiste nemmeno la società e d'altra parte, senza una società senza una società che la mantenga in vita qualsiasi cultura è destinata a morire. 

Gli ambiti delle diverse scienze sociali
Molte sono le scienze che si occupano del mondo della cultura.
La psicologia indaga l'attività della mente, la personalità e il comportamento individuare umano. L'economia ha sviluppato delle metodologie proprie che la rendono diversa da queste altre discipline. Si occupa della produzione e del commercio, i consumi di beni e servizi, la distribuzione delle risorse. La scienza politica studia in che modo le persone e i governi ottengono potere, come ne fanno uso e com'è distribuito nella società. La storia descrive il singolo evento. Infine l'antropologia culturale studia le società primitive.

domenica 30 settembre 2018

PSICOLOGIA

LO SVILUPPO DEL BAMBINO: PERCEZIONE, MOVIMENTO, LINGUAGGIO
Che cosa studia la psicologia dello sviluppo
Il rapporto natura/cultura nei processi di sviluppo
La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti nell'evoluzione psicologica dell'individuo: l'invidio è un soggetto in continua evoluzione. L'evoluzione degli strumenti di ricerca ha permesso di raggiungere risultati avanzati nella comprensione dei processi di sviluppo. Una delle questione più dibattute riguarda il rapporto natura/cultura. La conclusione è che corredo biologico, elementi ambientali ed esperienze interagiscono nella crescita individuale. Lo sviluppo è un processo complesso, nel quale entrano in gioco diversi elementi che vanno osservati all'interno di un contesto più ampio.

L'universo del bambino prima della nascita
I diversi stadi di sviluppo




Nel periodo della gravidanza lo zigote si trasforma a poco a poco in un bambino. Si distinguono tre fasi:
  • il periodo germinale, nei primi 21 giorni: si da origine allo zigote che comincia a crescere e impiantarsi nella parete uterina;
  • il periodo embrionale, dalla terza all'ottava settimana: si formano le strutture interne ed esterne del corpo e in questa fase viene definito embrione;
  • il periodo fetale, dalla nona settimana alla nascita: maturano i diversi organi e le parti del corpo e viene definito in questa fase feto.
I sensi nella vita prenatale e il ruolo della madre
Nei mesi che precedono la nascita, non vi è soltanto un accrescimento di peso e di volume, ma anche una maturazione delle funzioni sensoriali:
Il tatto è il primo sistema d'informazione che il feto ha su di sé e sull'ambiente. La pelle è uno strumento sensoriale completo dopo solo otto settimane di gravidanza.
L'olfatto è presente già dal secondo mese di gestazione. Lo sviluppo di questo senso viene sollecitato dai comportamenti della madre: molte sostanze del cibo materno passano nel liquido amniotico producendo le memorie olfattive.
Il gusto si sviluppa verso il terzo mese di gravidanza e da questo momento inizi a eseguire movimenti di deglutizione.
L'udito completa la sua struttura tra il secondo e quinto mese di gravidanza. Ciò è dimostrato dal fatto che i suoni prodotti con un diapason all'esterno del corpo materno provocano un'accelerazione del battito cardiaco.
La vista è già sviluppata verso il quarto mese e si completa prima della nascita con lo sviluppo dei fotorecettori, cioè le cellule che colgono lo stimolo luminoso e lo trasformano in un segnale per il cervello.
Il neonato competente
I riflessi nel neonato
Alla nascita il bambino capace di produrre una serie di risposte motorie, cioè i riflessi:

  • riflesso di Moro: se si fa cambiare improvvisamente posizione a un bambino esso tenderà ad aprire le braccia e le gambe;
  • riflesso di grasping: se viene stimolato il palmo della mano, il neonato fletterà le dita per afferrare qualsiasi cosa si trovi in contatto con la mano;
  • riflesso di marcia automatica: se si mette il bambino in posizione eretta esso produrrà movimenti di estensione delle gambe;
  • riflesso di rooting: se la pelle intorno alla bocca viene stimolata esso la muoverà in cerca del seno materno;
  • riflesso di Babinski: se gli si solletica la pianta del piede, egli fletterà le dita;
  • riflesso palpebrale: una forte luce provoca il riflesso di chiusura delle palpebre;
  • riflesso di ritirare il piede: se toccato da un oggetto pungente il bambino ritirerà il piede.
Tutti i riflessi inizialmente sono involontari, ma col tempo si trasformeranno in atti volontari.

Lo sviluppo nel primo anno e mezzo di vita
La prima tappa  
La conquista delle prime abilità motorie avviene solitamente attorno al primo anno e mezzo di vita: in questo periodo il bambino raggiunge una maggiore abilità nei movimenti e la posizione eretta. Per conquistare lo sviluppo postorale e arrivare alla posizione eretta, il bambino compie una serie di tappe, la prima delle quali riguarda il sostenimento della testa.  

La seconda e terza tappa
La seconda tappa consiste nella conquista della posizione seduta. Verso i 4/5 mesi il bambino riesce a stare seduto con un appoggio. La posizione seduta vera e propria avverrà nel nono mese di vita.
La terza tappa consiste nel riuscire a stare in piedi diritto. Essa avviene con un appoggio intorno al nono mese di vita e senza appoggio intorno agli 11/12 mesi

Il linguaggio
Linguaggio e intenzionalità comunicativa
Nei primi tre anni di vita si ha lo sviluppo del linguaggio nel bambino. Nel periodo prelinguistico (1-8 mesi) il linguaggio è caratterizzato da suoni e sperimentazioni di vocali e consonanti. Nel periodo linguistico (10-12 mesi) iniziano a comparire le prime parole. In questa fase la stimolazione degli adulti è fondamentale per lo sviluppo del linguaggio. 

Sviluppo cognitivo e sviluppo del linguaggio in Piaget
Lo psicologo e pedagogista Jean Piaget ritiene che lo sviluppo del linguaggio sia legato allo sviluppo cognitivo e i messaaggi intenzionali non possono comparire prima delgi 8/10 mesi. Verso questa età il bambino comincia distinguere tra mezzi e fini: la comunicazione con lo sguardo, suoni e l'afferrare diventano un mezzo per raggiungere un fine.

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