giovedì 4 aprile 2019

PSICOLOGIA

I GIOVANI ADULTI
Nella fascia d'età che va dai 19 ai 28 anni i giovani adulti sperimentano una prolungata convivenza con i propri genitori. La comprensione a questo fenomeno è riconducibile sia a cause di ordine strutturale sia ad aspetti di carattere culturale. Questo fenomeno può causare la dipendenza dei figli dai genitori e la difficoltà dei genitori a separarsi dai figli.
Il fenomeno dell'adolescenza lunga si intreccia con una condizione giovanile identificata con l'acronimo NEET, ovvero ne istruzione, ne lavoro o formazione. Circa 2 milioni di giovani adulti non possono provvedere a se stessi economicamente e mancato di requisiti per avere un'occupazione stabile. La mancanza di autonomia sfavorisce la motivazione a ricercare lavoro perché genera sfiducia nelle proprie capacità.

Nei nostri tempi è crescente il numero di persone che vivono sole: i single. In passato l'essere single era sinonimo di fragilità in quanto non c'era un matrimonio e una famiglia. Adesso vivere da soli è diventata una realtà comunemente accettata.
Con la sindrome di Peter Pan si intende il gruppo di adulti che mancano di autonomia. Questi giovani adulti sembra non vogliano crescere e sono legati all'essere bambini. Sono privi di una propria progettualità di vita in quanto vivono ancora con i genitori. Anche chi ha famiglia però può avere la sindrome di Peter Pan perché vuole preservare la giovinezza. Quindi è importante che i figli vengano educati all'autonomia per accrescere la propria autonomia.

giovedì 21 febbraio 2019

SOCIOLOGIA

MAX WEBER

La razionalizzazione
La attenzione di Max Weber venne attirata dall'industrializzazione
come processo vasto che potrò alla nascita del capitalismo e dell'economia industriale, che egli chiama processo di 
razionalizzazione.  Anche il tedesco Max Weber si trova a riflettere sull'evento storico della società industriale, mettendone in luce alcune caratteristiche molto importanti. Da sempre l'umanità cerca di spiegarsi ciò che le accade intorno, attribuendo gli eventi a delle cause, a dei motivi. Ma molto diversi sono l'atteggiamento dell'uomo pre moderno e l'atteggiamento di quello moderno di fronte a ciò che non si capisce, di cui non comprendiamo le cause. Mentre il primitivo per spiegare ciò che non capisce ricorre a delle forze oscure e sovra mondane, l'uomo razionalizzato della società occidentale pensa che nulla sia di principio inesplicabile. Per Weber la razionalizzazione della società è quindi quel processo attraverso cui la fede nell'esistenza di cause in linea di principio comprensibili per tutti i fenomeni naturali.


La secolarizzazione
Un fenomeno parallelo alla razionalizzazione è, logicamente, una progressiva secolarizzazione della società, cioè la perdita di valore delle credenze religiose e superstiziose tradizionali a vantaggio di comportamenti più laici e razionali. La religione perde quindi la sua centralità e viene sostituita da una cultura più laica e materiale. 

L'etica protestante e lo spirito del capitalismo
Il miglior esempio del modo in cui la razionalizzazione opera nell'ambito religioso viene offerto dal protestantesimo e più precisamente dal calvinismo. Uno dei cardini della teoria calvinista è la dottrina della predestinazione, secondo la quale il nostro destino è segnato dall'eternità  poiché Dio ha già disposto la nostra personale dannazione o salvezza.    

domenica 17 febbraio 2019

PSICOLOGIA

LO SVILUPPO EMOTIVO E SOCIALE DEL BAMBINO
Lo sviluppo emotivo
Che cosa sono le emozioni


Le emozioni sono stati complessi dell'organismo caratterizzati da fattori psicologici e fisiologici. Ciò che proviamo, come ad esempio la paura, è uno stato mentale che provoca delle modificazioni fisiche. Questi cambiamenti rendono l'organismo pronto a una risposta adattiva, cioè idonea a favorire l'adattamento a una certa situazione.

Il ruolo delle emozioni
Le emozioni influenzano l'attenzione, la motivazione e gli interessi personali, e entrano in gioco anche nei processi di valutazione. Lo sviluppo emotivo è fondamentale e uno sviluppo emotivo regolare faciliterà la maturazione cognitiva. Infatti saper affrontare e gestire le proprie emozioni significa mettere in atto la risposta adatta in una certa situazione. 

Emozioni e relazione
Fin in dalla nascita, i bambini sono predisposti alla relazione con gli altri e alla comunicazione di emozioni. Lo scambio con la madre è la base dello sviluppo emotivo, infatti ella deve fare da specchio per le emozioni che il bambino prova in modo che il piccolo possa imparare a riconoscerle e ad entrare in contatto con la propria interiorità. 
Lo sviluppo di sè 
La definizione del sè
Nel primo anno di vita i bambini esprimo le loro emozioni e iniziano a comprendere quelle degli altri. Lo sviluppo emotivo del bambino è possibile grazie all'integrazione delle dimensioni cognitive, percettive e motorie con il proprio sé.
il sé è quindi la totalità delle componenti psichiche individuali, che permettono di distinguere ciò che appartiene a se stessi e ciò che invece appartiene alla realtà esterna. Gli studi sullo sviluppo delle emozioni hanno portato diverse teorie.

La teoria della differenziazione di Bridges
Secondo la teoria della differenziazione della psicologa canadese Katherine Bridges, i bambini al momento della nascita provano solamente una sorta di generica eccitazione, ossia di emozioni indifferenziate che si manifestano con movimenti disordinati e tramite il pianto. Solo in seguito le emozioni cominciano a differenziarsi. 

L'approccio differenziale di Izard
Secondo la tesi dell'approccio di Caroll Izard , il bambino fin dalla nascita prova interesse, gioia e disgusto. Si tratta principalmente di emozioni che svolgono una funzione adattiva e che servono ad interagire con l'ambiente. La rabbia e la paura farebbero poi la loro comparsa solo più tardi. 

L'empatia
L'empatia è un'emozione sociale particolare, è il saper entrare in sintonia con i sentimenti degli altri. Questa capacità è inizialmente presente come risposta riflessa agli stimoli esterni e successivamente come partecipazione attiva al comportamento altrui.

domenica 11 novembre 2018

PEDAGOGIA

TRA MEDIOEVO E MODERNITA'
L'affermazione dell'umanesimo
Alcune questioni preliminari

L'affermazione dell'Umanesimo pose numerose questioni di carattere storico. La tendenza a svalutare il medioevo cominciò per opera di alcuni intellettuali che animarono il movimento poi definito Umanesimo. Furono gli umanisti a diffondere un pensiero negativo nei confronti della cultura medievale, ritenendo esigente un pensiero nuovo e una nuova concezione del mondo e della vita. 
L'età classica ha lasciato in eredità alle epoche successive una visione della realtà caratterizzata da una consapevolezza del valore unico dell'uomo tra tutti gli altri esseri.

Quando inizia l'Umanesimo?
Nella storiografia letteraria alcuni fanno risalire a Dante Alighieri l'avvio di motivi "umanistici" e "rinascimentali". Sul piano letterario si attribuisce a Francesco Petrarca il ruolo di iniziatore dell'Umanesimo. Il bersaglio polemico fu la cultura della tradizione scolastica imperante tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo. Il primo movimento culturale sostenne le ragioni di un ritorno al passato idealizzato dell'età classica. L'indebolimento della scolastica allargò lo spazio ad un pensiero che affondava le proprie radici nella tradizione patristica. Nei monasteri si conservò il patrimonio della cultura latina classica.

La bellezza del linguaggio letterario
La patristica diventò un'alternativa al pensiero medievale nelle sedi universitarie della scolastica. Questa svolta consentì di cogliere l'importanza e la bellezza intrinseche della cultura classica. Questo fu l'elemento di maggiore rilievo nel sorgere dell'atteggiamento umanistico e nel suo affermarsi.

La riscoperta della lingua greca
La riscoperta della lingua greca fu un elemento decisivo per l'Umanesimo. I primi umanisti appresero la lingua greca da dotti bizantini e con la lingua scoprirono i tesori della sua letteratura. Ben presto quindi alla formazione dell'uomo colto si aggiunse lo studio del greco.

La nascita della filologia
Dagli sforzi degli umanisti per ritrovare antichi manoscritti e studiare i testi stessi, nacque la moderna filologia. Ritornò inoltre la passione per l'eloquenza e le belle lettere.

sabato 10 novembre 2018

PEDAGOGIA

LETTURE
La ricerca della verità di Pietro Abelardo
Pietro Abelardo fu uno dei più importanti pensatori medievali. Nel Sic et non egli espone il metodo proprio della scolastica, che consisteva nel ricorso alla ragione per determinare la verità e l'uso della questio o disputa. Nel brano egli afferma di vedere in questa ricerca la possibilità di svegliare le menti degli studenti e una strada per giungere più pienamente alla verità. Il dubbio riportato nel testo è indice dell'ovvietà ed è stimolo per il ragionamento.

Lo studente e lo studio di Ugo di San Vittore
In questo testo, il maestro individua alcune indicazioni didattiche per aiutarlo a conquistare un sapere ampio e non superficiale. 
Egli afferma che sono fondamentali, per coloro che si dedicano allo studio, le doti naturali, l'esercizio e la disciplina. Le doti naturali si rivelano quando lo studente capisce con facilità ciò che ascolta e lo conserva con memoria; l'esercizio riguarda la perfezione delle proprie doti naturali; per quanto riguarda la disciplina, l'allievo dovrà accordare il suo comportamento alla sua cultura.
Il maestro afferma poi che gli studenti devono disporre di ingegno e memoria. Queste due cose sono collegate e infatti l'ingegno acquista e la memoria conserva il sapere. Vi sono due attività che esercitano l'ingegno: la lettura e la meditazione. La lettura avviene quando si apprende qualcosa tramite un testo. La meditazione è attività di pensiero della persona. 

Doveri del maestro di Bonvesin de la Riva
Bonvesin scrisse un poemetto latino, Vita scholastica, che è una testimonianza della scuola del Duecento. Esso è composto da due libri e in particolare nel secondo tratta del compito del maestro. Come emerge nel testo, il maestro deve seguire quattro regole fondamentali. 
La prima regola è dedicarsi allo studio in ogni momento a disposizione, o insegnato agli altri o leggendo per conto proprio. 
La seconda regola è spiegare con ordine e chiarezza quando si insegna. 
La terza regola è non tralasciare lo studio per conto proprio, se si vogliono evitare gli errori quando si insegna. 
Infine la quarta regola è usare la lingua latina e costringere gli altri a servirsene.

lunedì 5 novembre 2018

SOCIOLOGIA

LE ORIGINI DELLA SOCIOLOGIA
Le radici filosofiche 
Naturalismo e contrattualismo


In precedenza era ai filosofi che si chiedeva di spiegare il funzionamento e le cause dei fenomeni naturali, dell'essere umano, della società e solo più tardi le singole discipline si sono emancipate. Auguste Comte fu il primo filosofo ad usare la parola "sociologia". La domanda principale che ci si chiedeva era: "come è possibile che molti individui si assoggettino alle norme necessarie per vivere in società". Per molti secoli era dominante la concezione naturalistica, secondo la quale la società sarebbe un fatto naturale scaturito dalla socievolezza istintiva umana. 
Emerse inoltre il problema della compatibilità tra individui e norme. La soluzione fu trovata nella teoria del contratto sociale, una sorta di regole di convivenza certe e condivise. 

Montesquieu e lo "spirito delle leggi"
Durante l'illuminismo si affermò che lo stato di natura e il contratto sociale fossero solo delle ipotesi astratte. Montesquieu sostenne che la teoria del contratto sociale fosse priva di attenzioni per l'evoluzione storica delle culture. La sua opera principale, Lo spirito delle leggi, tentò di fornire un'analisi empirica dei fatti sociali. Per egli le norme che governano la vita sociale non sono leggi fissate ma variano a seconda di condizione esterne ed interne. 

Jean-Jacques Rousseau
Per Rousseau la storia dell'umanità sociale è una storia di degenerazione e di corruzione rispetto all'iniziale stato di natura, dove tutti erano liberi e uguali. Il problema che egli si pone è di individuare i criteri su cui fondare una convivenza più giusta ed equilibrata e di individuare quali norme siano idonee a evitare la completa corruzione della società attuale, per realizzarne una migliore. 

domenica 4 novembre 2018

ANTROPOLOGIA

LA CONTINUA TRASFORMAZIONE DELLE CULTURE


Cambiamenti dei modelli: i conflitti generazionali
Non tutti i settori della vita di una comunità sono investiti da cambiamenti di pari entità. Questi cambiamenti però sono la ragione delle incomprensioni e conflitti generazionali ed essi sono tanto più intensi quanto più rapido è il cambiamento. In diversi casi i conflitti intergenerazionali sono stati, e sono, molto forti perché si scontrano visioni del presente e del futuro spesso inconciliabili tra loro. 

La selezione dei modelli
I modelli culturali sono in continua tensione con gli altri modelli. La cultura è infatti anche un complesso di modelli selezionati. Ciò significa che le generazione ereditano dei modelli culturali dalle generazioni precedenti e allo stesso tempo ne acquisiscono di nuovi in base alla propria esperienza oppure per l'influenza esercitata da modelli esterni.

I meccanismi della selezione
La selezione culturale si esercita al fine di accogliere elementi culturali che si coniughino con i modelli in vigore e di bloccare l'intrusione di modelli incompatibili con quelli in atto. Un caso di bloccaggio di elementi o modelli culturali fu messo in atto dal rifiuto da parte degli abitanti delle isole Mentawai. Questo rifiuto si rivelò essenziale per la sopravvivenza della loro religione. Un'altra possibilità, verificatasi nella storia, è che certi modelli vengano imposti, come è avvenuto durante la colonizzazione con la distruzione delle religioni locali e l'obbligo di seguire quella dei dominatori.


Le culture come sistemi aperti o chiusi
Tramite i processi selettivi, le culture rivelano il loro carattere di sistemi aperti e chiusi. Esistono culture più aperte di altre nei confronti delle novità e dell'alterità. Questo processo viene chiamato acculturazione. Spesso però i modelli culturali sono stati imposti con la forza, per cui le culture che li subiscono hanno poche possibilità di scelta.

L'importanza della condivisione del modello
La cultura esiste per far in modo che gli esseri umani comunichino tra loro. La comunicazione è fondamentale per ogni processo culturale e per essere efficaci i modelli devono essere condivisi. Per condivisi non si intende però che tutti debbano per forza seguirli o approvarli, ma semplicemente sapere di che cosa si sta parlando.

Condivisione e codici culturali
"Condiviso" vuol dire che deve poter essere riconosciuto come facente parte di un sistema comune di significati. Idee e comportamenti che non sono riconoscibili da un codice culturale sono ignorati o male interpretati. 

Il ruolo dei modelli culturali nell'agir pratico: istinti e cultura
Senza modelli culturali gli esseri umani non potrebbero sopravvivere. Alcuni antropologi hanno osservato nella cultura un sistema per far fronte alle sfide ambientali e della vita. Tra l'impulso a soddisfare un istinto primario e la sua soddisfazione, gli esseri umani mettono la cultura. Si potrebbe dire quindi che la cultura è operativa dal momento che mette gli umani nella condizione di agire in relazione ai propri obiettivi.

Il confronto con gli animali
Per chiarire il rapporto tra cultura e istinto si fa uso dell'etologia, ossia la scienza del comportamento animale. E' sbagliato affermare che il comportamento animale si basa sull'istinto e quello umano sulla cultura, in quanto anche gli umani sono sollecitati da fattori istintivi ma culturalmente guidati. 


Il ruolo del linguaggio nelle culture umane
Se la cultura viene intesa come un fatto strumentare, allora essa è presente sia negli esseri umani che negli animali. Se invece per cultura intendiamo un complesso di significati veicolati da comportamenti e simboli come la lingua, allora le cose sono differenti.

Il ruolo dei modelli nelle operazioni mentali
La maggior parte delle operazioni mentali e pratiche compiute dagli esseri umani quotidianamente non costituisce un oggetto di riflessione da parte di chi le compie. Insomma è come se fossimo programmati culturalmente ad affrontare il mondo che ci circonda. 

La nozione di habitus
La maniera in cui siamo predisposti ad affrontare il mondo deriva dall'habitus. Si tratta di un sistema di disposizioni che tendono a farci agire istintivamente. L'habitus cambia a seconda dei modelli culturali condivisi e anche in relazione al posto che un'individuo occupa all'interno della società.

PSICOLOGIA

DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO Accanto ai disturbi della comunicazione abbiamo la categoria psicopatologica dei disturbi dell’...